Matres Matutae (2026)

Recensione alle opere di ENZO BATTARRA:
L’artista Peppe DAG, con la sua mostra dedicata alle Matres Matutae nell’ambito dell’iniziativa StradAperta di sabato 27 dicembre a Caserta, ha celebrato uno dei simboli più potenti e identitari della Terra di Lavoro, trasformando il mito antico in una narrazione visiva vibrante e attuale. Le opere si pongono come un ponte ideale tra il
passato glorioso custodito nel Museo Campano di Capua e l’attualità espressiva di un artista che sa interpretare le
radici del territorio con una sensibilità nuova. In questo percorso espositivo, l’immagine della madre, intesa come
forza generatrice e protettiva, diventa il filo conduttore di un racconto che parla di vita, di rinascita e di bellezza
resiliente. La pittura dell’artista casertano Peppe DAG non si limita alla semplice rappresentazione estetica, ma scava
nel profondo dell’anima rurale e aristocratica di una provincia che continua a produrre meraviglia, offrendo uno
sguardo colto e appassionato su figure millenarie che ancora oggi sanno parlare alle nuove generazioni con un
linguaggio universale. Questo legame si riflette nel potente parallelismo tra la sacralità del mito e la realtà odierna, dove quelle su tela appaiono come nuove Matres Matutae, donne
divine che si ergono a nuovi simboli della fecondità non solo biologica,
ma intellettuale e sociale. Proprio come le antiche sculture di tufo, la
donna di oggi nella provincia di Caserta incarna una resilienza moderna,
custode di tradizioni ma proiettata verso il futuro, pilastro
fondamentale di una comunità che trova nella figura femminile la sua
guida spirituale e la sua ancora di salvezza. La cifra stilistica dell’artista
emerge con forza nella scomposizione geometrica delle opere, dove
l’immagine della Mater viene frammentata in piani cromatici
sovrapposti che sembrano riflettere la complessità della psiche e della
realtà contemporanea. Questa tecnica di scomposizione non annulla la
forma, ma la moltiplica, permettendo all’osservatore di cogliere ogni
singola sfaccettatura di questa divinità terrena: i volumi si spezzano e
si ricompongono in un gioco di luci e ombre che richiama la
stratificazione storica del territorio casertano, rendendo l’opera
dinamica e quasi tridimensionale. In questo raffinato processo creativo,
un ruolo determinante è affidato all’attenzione per il decoro in stile
liberty, che smette di essere semplice ornamento di contorno per farsi
parte integrante e indissolubile della figurazione stessa. Le linee
sinuose, i motivi floreali e le eleganti curvature tipiche dell’Art Nouveau
si intrecciano con i corpi e i volti delle madri, creando una trama visiva
dove il decorativo diventa sostanza narrativa, quasi a voler sottolineare
come la bellezza e la grazia siano elementi strutturali della natura femminile. Attraverso questa analisi complessa del
segno e l’innesto di stilemi floreali, Peppe DAG riesce a rendere la staticità del tufo antico un elemento fluido e
pulsante, dimostrando come l’essenza della “Mater” non sia svanita nei secoli, ma si sia evoluta in una
consapevolezza nuova che inorgoglisce il nostro territorio e trasforma ogni tela in un inno alla capacità delle donne di
generare cultura e bellezza in ogni epoca. Immergersi in questa mostra significa riscoprire il piacere di appartenere a
una terra dove ogni pennellata diventa un omaggio alla fertilità intellettuale e artistica, confermando come l’arte sia lo
strumento privilegiato per raccontare il lato migliore e più luminoso della comunità.

FONTE: https://www.ondawebtv.it/lartista-peppe-dag-a-stradaperta-le-nuove-matres-matutae/

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