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	<title>DAG</title>
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	<description>Giuseppe De Angelis</description>
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		<title>Dag elabora&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 13:25:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dag elabora delle composizioni polimateriche che tengono conto di oggetti residuali destinati all’oblio. In effetti , l’artista casertano riprende,in modo autonomo, quella cultura del rifiuto, nella sua doppia accezione, cioè come manufatti usurati e nel senso di opposizione dell’attuale sistema &#8230; <a href="https://www.giuseppedeangelis.it/?p=141">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p>Dag elabora delle composizioni polimateriche che tengono conto di oggetti residuali destinati all’oblio.<br />
In effetti , l’artista casertano riprende,in modo autonomo, quella cultura del rifiuto, nella sua doppia accezione, cioè come manufatti usurati e nel senso di opposizione dell’attuale sistema degli oggetti , che ha caratterizzato tutto il ‘900, a partire dall’objet trouvè dada-surrealista,fino all’esperienza della “junk-art” e il “nouveau realismè”. In particolare, ci sono rimandi all’opera di Louise Nevelson , autrice di assemblaggi lignei di grande espressività, ai “Plurimi” di Emilio Vedova, saturi di quella materia informale-esistenziale che sconfina nel lirismo puro,al “Marzbau” di Kurt Schwitters, un glossario di oggetti fuori uso che riscrive una nuova forma della comunicazione, lontana dalla mercificazione del linguaggio.<br />
Dag utilizza materiali come : tessuti, legno, chiodi, lamiere, colori e quant’altro serva a ridefinire strutturalmente un codice espressivo dall’impianto ecologista e fortemente critico verso il consumismo. Noi siamo immersi in un mare di oggetti, molti dei quali assolutamente superflui.<br />
I nostri bisogni sono in gran parte indotti e tale fenomenologia si riflette sul nostro modus vivendi ,influenzando anche le modalità comunicative che usiamo abitualmente. La percezione del mondo manca di filtri, di apparati critici che permettano una giusta collocazione dei fenomeni, una loro interpretazione estensiva che possa evolvere il materiale sensibile introiettato in significati funzionali alla comprensione dei meccanismi sociali che condizionano la vita. L’autore riflette nelle sue opere questo “genocidio culturale” di pasoliniana memoria, proponendo in maniera esplicita la<br />
disarmonia profonda che ristagna in quasi</p>
</div>
<div>
<p>.</p>
<p>tutte le nostre espressioni comportamentali. Sono, appunto, le “armonie spezzate”, cioè fratte, mutilate, che pongono sempre nuove distanze fra le persone.<br />
Non manca però il ricorso all’utopia,tipico dell’artista che intravede una possibilità di linguaggio laddove il flusso delle informazioni entra in corto circuito.<br />
E’ una lingua gergale, autoctona, nata dalla contingenza, senza espressioni metafisiche, che scopre la propria mitologia lessicale nei contatti occasionali tra segmenti di discorso relegati nella marginalità, al di qua della piatta monotonia del linguaggio ufficiale,figlio della ragione dominante più vicino all’incubo dell’equivalenza totale tra i segni, che alla trasparenza effettiva del messaggio.<br />
Dag manipola il legno, materiale che recupera dagli scarti di falegnameria, ancora caldo di un residuo organico, dipinto e combinato con tele e stoffe, i jeans,desunti dalla quotidianità,operando una fusione di vissuto e concezione idealistica del gesto artistico.<br />
Tuttavia, permane una componente iconoclasta che azzera le immagini ridondanti scaturite dagli eccessi mediali e guarda in direzione del Situazionismo di Pinot Gallizio e alla sua pittura industriale che elaborava un linguaggio informale dai medesimi accenti sovversivi, anche se in quel caso le tele lunghissime venivano dipinte e tagliate secondo un procedimento quantitativo che mirava a smitizzare il carattere commerciale dell’opera d’arte.<br />
Dag, a modo suo, è vicino a tale proposizione , pur cercando ambivalenza totemica che ripristini il substrato simbolico dell’opera nel tentativo di restituzione dell’armonia perduta.<br />
<strong><br />
CARMINE SIMEONE</strong><br />
Giornalista d’Arte per il &#8220;Corriere del Mezzogiorno&#8221; ; &#8220;Giornale di Caserta&#8221; e &#8220;Flash Art&#8221;.</p>
</div>
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		<title>La Narrazione artistica&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 13:25:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;La narrazione artistica del maestro Giuseppe De Angelis è incentrata sul corpo femminile descritto per mezzo di metafore segniche e cromatiche altamente evocative. Esse posseggono calde ed intense vibrazioni che percorrono l’animo del fruitore provocandogli sensazioni profonde ed ancestrali. L’impianto &#8230; <a href="https://www.giuseppedeangelis.it/?p=138">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La narrazione artistica del maestro Giuseppe De Angelis è incentrata sul corpo femminile descritto per mezzo di metafore segniche e cromatiche altamente evocative.</p>
<p>Esse posseggono calde ed intense vibrazioni che percorrono l’animo del fruitore provocandogli sensazioni profonde ed ancestrali.</p>
<p>L’impianto cromatico risulta eccelso e sempre ben equilibrato, il tratto deciso e conforme.</p>
<p>Giuseppe De Angelis dona prova di grande maestria compositiva.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Dott. Dino Marasà</em></strong><br />
<strong><em>Critico d’arte Rivista Boè</em></strong></p>
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		<title>Colori e Pensieri</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 13:24:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Nelle opere di Giuseppe De Angelis la profondità dei colori freddi e la sensualità dei toni caldi trovano ancoraggio nell’originale taglio dei supporti, sui quali imprime la sua fuoriuscita da un ordinario discorso che non vuole e non può più &#8230; <a href="https://www.giuseppedeangelis.it/?p=136">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nelle opere di Giuseppe De Angelis la profondità dei colori freddi e la sensualità dei toni caldi trovano ancoraggio nell’originale taglio dei supporti, sui quali imprime la sua fuoriuscita da un ordinario discorso che non vuole e non può più mantenere un legame con la tradizionale rappresentazione pittorica.</p>
<p>L’energia delle qualità artistiche di De Angelis irrompe sulla scena che di volta in volta disegna un percorso da interpretare: un sentimento dell’inatteso fibrilla in chi crea e in colui che osserva.</p>
<p>La visione è catturata dall’ardore sensuale e dagli accenti forti che contengono frammenti del suo sentire e trasparenze di senso che appartengono al nostro comune quanto speciale mondo artistico.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>&#8220;Colori e pensieri&#8221;</em></strong><br />
<strong><em>Dott.ssa Liliana Nobile</em></strong><br />
<strong><em>Critica d’Arte Rivista Boè</em></strong></p>
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		<title>Processi di trasformazione dell’arte</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 13:18:28 +0000</pubDate>
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<p>Si vive e si nuota in un limbo dell’oscura concretezza porta verso l’inconoscibile dell’immateriale. Il corpo muta adattandosi al nuovo sentire elettronico dei mezzi comunicativi. Si comunica attraverso un linguaggio frammentato e sincopato che esprime le difficoltà del vivere e del capirsi. L’arte di DAG si trova in mezzo al fiume. Egli è alla disperata ricerca di espressioni che significhino qualcosa, che rendano il ruolo dell’artista meno elitario e più funzionale al caos che è intorno a noi. La sua matericità frammentata attraverso l’estetica, produce e veicola idee,i concetti, funzionando da interfacce dell’ intelligenza collettiva. Egli usa, per questo, nuove strutture formali, nuove soluzioni; si invertono i parametri della struttura dell’opera, laddove l’opera ipermaterica finisce per somigliare ad un quadro informale ed il dipinto ricorda una scultura tirata via in fretta. Conta aprire la mente, essere permeabili ad una immagine funzionale a quella componente del fantastico che esiste dentro di noi. Libera dai rigidi schematismi, l’arte di De Angelis, anche se la struttura formale sembra suggerire il contrario, affronta la scommessa del linguaggio immateriale del prossimo millennio mettendo in discussione tutto; dalla sua essenza concettuale alle forme, al modo di relazionarsi con il soggetto. Ecco, qui sta, probabilmente, la vera sfida di questo</p>
</div>
<div>
<p>periodo così mutevole: recuperare la dialettica del comunicare, per far si che il transfert non sia più a senso unico ma viva in entrambi i lati del rapporto artistico. Perché, in fondo, essa non serve agli artisti, ai collezionisti o ai critici, essa è necessaria per la gente, per tutti coloro che accettano la continua riparametrazione di se stessi. In fondo il messaggio di tanti artisti risiede, proprio, nella massima esemplificazione della struttura formale dell’arte, perché si è, sempre e comunque, nell’atto creativo detonatori di un accadere. In un mondo di eccesso, di troppo pieno nulla è più rivoluzionario del vuoto. Giuseppe De Angelis concede allo spettatore la libertà di elaborare da sé gli spazi vuoti dell’opera che è, allora, la vera essenza di un’arte che vive, si muove e nuota nell’intero corpo sociale. Perché avere senso nel rapporto con gli altri significa averlo anche con noi stessi. L’uso di scarti matrici, legatiai linguaggi e all’uso quotidiano, ha la logica del provocare in chi vede l’insana voglia di esprimere, in qualsiasi modo, la propria creatività soggettiva; l’arma che ognuno può usare per combattere la propria battaglia verso l’ossessione dell’immagine mediologia.</p>
<p><strong>MASSIMO SGROI</strong><br />
Direttore Artistico Assessorato all’Arte e alla Cultura del Comune di Caserta</p>
</div>
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		<title>Ciao mondo!!</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:26:34 +0000</pubDate>
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